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Il territorio di Giuseppe Palumbo

 

Il territorio

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Circa 225 milioni di anni fa i continenti erano tutti uniti a formare una gigantesca isola, che poi si spezzò in tanta placche, dette zolle, che si allontanarono l'una dall'altra, originando i continenti.
La loro deriva può causare degli scontri e quando questi avvengono tra zolle aventi diverso peso specifico, la più pesante che di solito è oceanica e quindi basaltica, ai incunea sotto quella continentale, granitica.
Per attrito, essa ai scalda, fonde e origina del magma che può uscire da una fenditura della crosta terrestre: questo particolare fenomeno è detto subduzione.
Nel Pleistocene inferiore, quasi tutta l'area oggi ricoperta dall'Etna e quindi, anche la Sicilia orientale era sommersa dal mare ed esisteva un ampio golfo, detto preetneo, che si estendeva, a ovest, fino alle zone in cui oggi sorgono Randazzo e Maletto e, a sud, raggiungeva l'altopiano Ibleo.
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Durante il Pleistocene medio, circa 500.000-600.000 anni fa, la spinta del continente africano contro la zolla euro-asiatica ha causato nel territorio di Acicastello le prime eruzioni sottomarine, che hanno portato alla formazione delle particolari vulcaniti che lo caratterizzano.
Oggi il nostro territorio appare formato da alcune zone di terreni sedimentari di età pleistocenica, che sono state risparmiate dalle eruzioni etnee che hanno ricoperto quasi tutta la Sicilia orientale.
E' presente, infatti, nella nostra zona una vasta distesa di argilla, residuo dell'antico fondale marino che alcuni autori (Scalia, 1907, Francavilla 1962, Wezel 1967) hanno chiamato Siciliano; l'affioramento più esteso ed interessante si trova ad Acicaatello, Acitrezza e Ficarazzi.
Il movimento dell'Africa si può anche considerare la causa del continuo sollevamento cui la zona é soggetta, che ha portato alla formazione di terrazzi continentali, a sud, e di terrazzi marini a est.

I primi sono praticamente privi di fossili. mentre nei secondi è contenuta una ricca fauna, costituita principalmente da molluschi e foraminiferi.
Platania (1902.903) e Kieffer (1971) Pensano che in tempi storici la costa si sia sollevata di 6 metri in alcuni punti.
Esistono diverse prove che evidenziano il sollevamento della zona:

1) Sulla colata lavica che circonda la rupe sono presenti due piattaforme di abrasione marina ad altezze diverse: una a circa un metro dall'attuale livello del mare, l'altra a 4 metri, ricoperta da una colata lavica subaerea.
In basso, le rocce sono di origine submarina, costituite da pillows e ialoclastiti; in alto le vulcaniti sono dovute a una eruzione etnea.
A proposito di questo secondo tipo di rocce, i professori Romolo Romano e Carmelo Sturiale hanno potuto determinare con una certa sicurezza la loro età, che sarebbe compresa tra il 122 a.C. e il 252-253 d. C. e non, come diceva il Platania, del 1169.

2) Un'altra prova del sollevamento della zona è data dalla presenza in talune rocce della costa di fori di litodomi (molluschi che scavano buche nel sito in cui si insediano attaccandolo con una secrezione acida).
Tali fori si ritrovano nelle grotte lungo la costa, sul Faraglione grande, a circa 7 m. sul livello del mare e sull'isola Lachea, nella frattura di erosione, a est.

3) Sul monte Vamboleri (oltre 120 m. sul livello del mare) sono stati trovati 83 specie diverse di fossili di molluschi.

4) Sulla stessa collina, nelle rocce, sparse tra le argille, si trovavano tracce di abrasione marina (le cosiddette sculture alveolari).

5) La grotta che si trova vicino alla rupe presenta, nel tetto, resti di natura calcarea organogena e diversi molluschi sono sedimentati sulle sue rocce, a circa due metri sul livello del mare.
Nel territorio di Acicastello il professor Carmelo Sturiale ha individuato quattro formazioni che presentano ciascuna delle peculiarità dovute alle condizioni in cui si sono formate, caratterizzate, in particolare, dalla diversa profondità del mare:
- la formazione Ficarazzi;
- la formazione Acicastello;
- la formazione Acitrezza;
- la formazione Lachea.
 

I pillows

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I pillows sono le caratteristiche vulcaniti che si originano dalle colate laviche basiche di ambiente submarino e che caratterizzano il territorio di Acicastello.
Esso è infatti una delle rare località al mondo in cui questo tipo di rocce si può riscontrare.
Gli autori italiani li hanno inizialmente chiamati basalti globulari, ma oggi sono noti universalmente come pillows.
Il nome deriva dall'inglese, e significa cuscino per la forma più o meno sferica o ellissoidale che presentano.
Le uniche zone al mondo in cui si ritrovano, oltre che ad Acicastello, sono:
l'Islanda;
la Nuova Zelanda;
la regione iblea.

I pillows si formano in seguito all'apertura di una frattura nel fondale marino; l'acqua, scendendo dentro il canale, al brusco contatto con il magma, lo raffredda, creando una crosta vetrosa, nera, che ricorda 1' ossidiana, ma che, in realtà, ha una composizione chimica del tutto diversa; la spinta del magma che ha una temperatura di circa l100° C, squarcia il tappo solido, ma la presenza dell'acqua ne fa formare un altro.
Questi tappi vetrosi frantumati originano una grande quantità di materiale brecciato, che viene spinto in alto dal magma, all'esterno della frattura, depositandosi attorno ad essa: tale materiale, presente sempre attorno ai pillows, é detto ialoclastite. A questo punto, il magma che fuoriesce dalla frattura
può attraversare la massa di copertura, formando sferoidi più o meno grandi.

Queste formazioni si possono ammirare ad Acicastello e ad Acitrezza; i pillows di Acicastello, più piccoli nella parte a sud e più grandi nella zona a nord della rupe, presentano una struttura interna più compatta rispetto ai pillows di Acitrezza e hanno, quindi, resistito alla furia devastatrice del mare, mentre in quelli di Acitrezza è l'involucro esterno la parte più resistente e la maggior parte di essi è stata asportata dalla furia delle onde.
Si possono notare negli interstizi tra queste formazioni i resti dell'argilla del fondale marino, che giustifica, senza alcun dubbio la loro origine submarina; la struttura globulare dei pillows è tipica, d'altra parte, delle colate basaltiche, sgorgate e solidificate in fondo al mare.
La causa principale del loro singolare modellamento interno, che presenta una struttura radiale specialmente in quelli più grandi, i megapillows, é dovuta, alla contrazione che il magma subisce a causa del rapido raffreddamento.

Il rivestimento ialoclastitico esterno e la fessurazione radiale all'interno sono le caratteristiche che differenziano i pillows dalle comuni rocce vulcaniche di origine subaerea che possono avere lo stesso aspetto.
I pillows ad Aci Trezza si ritrovano in 2 zone a nord del porto vecchio; quella che sta a nord presenta dei pillows particolarmente eleganti, che vengono dagli esperti considerati le forme più rappresentative al mondo di queste straordinarie e rare vulcaniti.
 

Basalti colonnari

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Il meccanismo di formazione dei basalti colonnari é strettamente collegato a quello dei Pillows.
Oltre che ad Acicastello, si ritrovano: nelle gole dell' Alcantara;
ad Antrim, nell'Irlanda del Nord, dove formano il famoso Selciato dei giganti; nell' Isola di Staffa, in Scozia (grotta di Fingal).

Queste vulcaniti si presentano come colonne a sezione pentagonale o esagonale, disposte verticalmente (a canne d'organo), come nel faraglione grande o nel porticciolo di Acitrezza, in cui si possono osservare solo le testate, poiché le colonne non sono ancora emerse; a volte presentano una struttura a colonne orizzontali, come nel lungomare Scardamiano, oblique come nei Faraglionelli o nel secondo faraglione o a ventaglio, come quelle, straordinarie che si trovano a nord della stazione vecchia di Acicastello.
I basalti colonnari sono strettamente legati ai pillows poiché rappresentano il canale attraverso il quale la lava raggiunge il fondale marino; in cima ai basalti colonnari, a contatto con l'acqua del mare, si formano i pillows.

La loro particolare struttura prismatica, dovuta alle fessurazioni verticali, è causata dalla contrazione che il magma subisce durante il raffreddamento.
Nelle zone in cui sono visibili i basalti colonnari e non si ritrovano i pillows, si può ritenere che la forza demolitrice del mare li abbia asportati, mentre questi ultimi si ritrovano nelle zone che più hanno resistito all'abrasione marina.
 

La rupe del castello

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La rupe del Castello si innalza verticalmente per circa 20 m. su una piattaforma costiera larga in media una decina di metri.
Sul lato occidentale, una colata lavica etnea ha formato una piattaforma a 4 m. sul livello del mare e ha unito la rupe alla costa.
La rupe é stata originata da una eruzione submarina causata dall'apertura di una frattura nel fondale del vasto golfo preetneo che occupava gran parte della Sicilia orientale nel Pleistocene, quando il grande vulcano Etna non era ancora sorto.
Essa e la piattaforma su cui sorge (Praca) sono formate da pillows sferici o ellissoidali, ricoperti da una crosta vetrosa ialoclastitica di 2-3 etti di diametro; nella parte più alta é presente un enorme megapillow.

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Le ialoclastiti occupano circa un terzo della rupe e ciò ha fatto ipotizzare alla Prof.ssa Di Re che la rupe si sia originata dal ribaltamento di un grosso blocco che si muoveva con altri enormi massi sulla sottostante massa lavica.
Poiché la parte in basso di un blocco basaltico di origine submarina é formata da pillows e la parte alta da ialoclastiti, il movimento che il blocco subì giustifica la posizione attuale delle ialoclastiti presenti nella rupe, che oggi si possono osservare nella parte orientale.
Le rocce che si trovano sulla piattaforma sono ricche di particolari cristalli, detti zeoliti che si formano dal contatto delle masse laviche con l'argilla del fondale marino in presenza dell'acqua del mare.