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La leggenda e la poesia



Antiche leggende interessano il nostro territorio e riportano la storia dei primitivi uomini che l'abitarono, del viaggio di Cerere alla ricerca della rapita Proserpina, dell'amore di Aci e Galatea, dell'incontro di Ulisse ePolifemo.
Omero dice, infatti, che sull'isola Lachea approdò Ulisse.

".........Indi non lunge
In faccia al porto un'isola si stende
Lachea nomata, ove le agresti capre
Crescono a torme, perocchè nessuno
A turbarle discende, né lo stesso
Cacciator che per valli e per dirupi
Si logora la vita: essa pastori,
Essa bifolchi mai non vede, e giace
Non seminata, non arata, e sola
Vi gira e pasce la belante capra.
Navi non hanno dalle pinte prore
I Ciclopi, né fabbri hanno di navi
Ai vari uffici del commercio adatte,
Che rechino genti forestiere
A coltivar quell'isola ferace.


Abbattuta Troia, Ulisse con i compagni, decise di far rotta su Itaca, ma una tempesta lo portò sulle spiagge dei Ciclopi, enormi giganti con un solo occhio in fronte, che vivevano pascolando il gregge tra le montagne e abitando in enormi grotte.
L'eroe e i compagni, esplorando l'isola, scoprirono l'antro di Polifemo, pieno di formaggi e di pecore.
Ulisse con i compagni attese il Ciclope, ma il gigante, al suo arrivo, divorò due uomini e chiuse l'ingresso della grotta con un macigno.
Per poter fuggire, pensò di ubriacarlo, quindi lo accecò con un palo infuocato e, il mattino dopo, quando Polifemo aprì l'antro per far uscire il gregge, scappò via con i compagni.
Il Ciclope lo inseguì e lanciò sulle navi in fuga due grossi macigni, che secondo la leggenda del luogo, sono i nostri faraglioni.
Di Polifemo, oltre che Omero, hanno parlato nelle loro opere, Virgilio,Euripide. Ovidio, Boiardo, Ariosto, Pitré.

Ma i Ciclopi sono dei personaggi a sfondo storico o solo degli esseri che ilmito ha localizzato nel nostro territorio?
Alcuni autori pensano che essi furono i primi abitatori della Sicilia, crudelie inospitali, perché solo esseri mostruosi potevano vivere nella terra del fuoco.
Il mito dei Ciclopi nella nostra isola fu avvalorato dal ritrovamento dei teschi dell'elephans meridionalis, un elefante nano vissuto in Sicilia: la cavità presente in prossimità della proboscide, ricordava, infatti, una cavità orbitale. Secondo Behart, la parola Ciclope deriva da Chekup, cioè abitatore di Lilibeo, per cui il Chiverio stanziò Polifemo nella Sicilia Occidentale.
Il luogo dell'incontro tra Ulisse e Polifemo non è quindi certo perché, in realtà, esso rappresenta una universale metafora sulla lotta tra il bene e il male, tra l'ingegno e la forza bruta.
L'eroe greco, dotato di un'intelligenza e di un'astuzia che gli hanno permesso di vincere ogni insidia, é animato da una spasmodica voglia di conoscenza, associata ad un assoluto dominio di sé e ad un profondo legame con le sue radici: caratteristiche di un popolo che mira a raggiungere le forme più evolute di civiltà.
Se il Vigo pensò che l'incontro avvenne nella nostra zona è perché il fiume Aci, legato al mito di Aci e Galatea e, quindi, di Polifemo, scorre proprio nei pressi di Acireale.

Per Gemmellaro, il luogo descritto da Omero é, in realtà, una indeterminata regione dell'Occidente, che non necessariamente deve coincidere con i nostri luoghi, anche perché, stranamente, nell'Odissea non c'è alcun riferimento all'Etna, che nell'antichità era conosciuta dovunque.
Forse il viaggio di Ulisse fu un lungo giro attorno alla Sicilia, partendo da Trapani, luogo in cui l'autore dimorava e scriveva.
I luoghi che Ulisse visitò nel suo peregrinare furono: le terre dei Ciconi, dei Lotofagi, dei Ciclopi, dei Lestrigoni, le isole di Eolo e di Circe, gli scogli delle Sirene, il gorgo di Scilla e Cariddi, la terra dei Feaci e Scheria, che non era altro che Itaca.
In passato alcuni studiosi sostennero che l'isola di Favignana era l'isola in cui Ulisse cacciò le capre, prima di incontrare Polifemo, per cui collocarono l'antro del Ciclope sul monte Erice.
Coloro che non credono che l'isola cui approdò Ulisse sia la nostra isola, ricordano che Omero la descrive abitata da centinaia di capre, cosa impossibile, data la sua estensione; inoltre, é definita ricca di vegetazione, mentre in essa non sono presenti che rari cespugli.

"Malvagia non é certo, in sua stagione
Tutto darebbe. Molli e irrigui prati
Spiegansi in riva del canuto mare.
Si vestirian di grappi ognor le viti,
E così un pingue suolo il vomer curvo
Riceveria, che altissima troncarvi
Potriasi al tempo la bramata messe.

Nel Mediterraneo, esistono, in verità, altre zone e altre isole simili alla nostra; a Creta, ad esempio, nella località di Drakotes, esistono degli scogli che la gente del luogo definisce gli scogli lanciati da Polifemo contro Ulisse in fuga.
Per provare questa tesi, i cretesi ricordano la leggenda dei Triates, mostri con un terzo occhio dietro il capo.
Noi, comunque, siamo convinti che il luogo dell'incontro di Ulisse con Polifemo, se in realtà avvenne, é il nostro territorio, perché parlando di tale luogo Omero parla di frumento e vite e nell'antichità la Sicilia era considerata il granaio del mondo:

"Ci portammo oltre, e de' Ciclopi alteri,
Che vivon senza leggi, a vista fummo.
Questi, lanciando ai Numi ogni pensiero,
Né ramo o seme por, né soglion gleba
col vomero spezzar; ma il tutto viene
Non seminato, non piantato o arato,
l'orzo, il frimento e la gioconda vite,
Che si carca di grosse uve, e a cui Giove
con pioggia tempestiva educa e cresce.

Mentre Euripide, descrivendo l'approdo di Ulisse fa riferimento all'Etna, per cui solo il nostro territorio, nelle vicinanze del vulcano, può avere quelle caratteristiche:

"E approdiamo come sperduti alle rive dei Ciclopi.
Al riparo dai venti é un porto d'ampia quiete, ma
Là, da rupi orrende, tuoni a tratti l'Etna.

Volendo, comunque, essere obiettivi, è forse più logico seguire il suggerimento di Eratostene, che nel 200 a. C. scrisse: Troverete lo scenario del vagabondaggio di Ulisse quando scoprirete il ciabattino che cucì 1' otre dei venti.